Storie vere

La mano sospesa

«Sono lesbica» esclamò l’attrice sullo schermo.
La mano di Angela si bloccò, congelata a pochi millimetri dalla bocca.
Laura Tolmin, la sua diva. Anche lei.
E se lo era lei, così bella e famosa, così stimata da tutti, allora forse…
«Ai miei fan vorrei dire che se amici e genitori oggi non vi capiscono, vi capiranno in futuro. Io ci sono passata ed eccomi qui: ce la potete fare anche voi»
…forse era possibile vivere.
Si alzò dal letto, andò in bagno e buttò le pillole nello scarico. Non riusciva a credere di sentirsi così meglio.

Dieci manoscritti

«Di chi è il pacco?» domandò il signor Corvo, proprietario della Corvo Edizioni.
«Achille Nemi,» rispose la segretaria.
«Ancora?» sbuffò Corvo. «Gli ho rifiutato almeno dieci manoscritti! Cosa vuole?»
«C’è un biglietto»
La segretaria lo dispiegò e lesse: «Al sig. Corvo che pubblica libracci di calciatori e soubrette e non il mio. Se io scrivo peggio di loro, QUESTA è l’unica cosa che mi resta da fare.»
Corvo scartò il pacco con nervosismo. Non appena lo aprì, lanciò un urlo e lo gettò giù dalla scrivania.
La mano mozzata cadde sul parquet con un tonfo secco.

In nome di Dio

A incastrare il vescovo non furono i soldi rubati dal fondo per i poveri né la lussuosa villa romana costruita con essi o le tangenti offerte al sindaco per coprire l’intero malaffare.
Furono i graffi. Decine di graffi sulle pareti di una stanza segreta. Graffi di mani piccole e spaventate che cercavano scampo.

Ofelia liberata

«Oh, mio principe,» esclamò Ofelia, chiusa nella gabbia, «siete giunto a salvarmi!»
«Cobra?» urlò Eustachio, guardando sul fondo dell’abisso, su cui pendeva la gabbia.
«Come?»
«M-mi spiace, non ce la faccio a salvarvi, cioè, capite? Cobra!»
Ofelia lo fissò: la delusione la gelò, si mutò in rabbia, infine si solidificò in determinazione.
«Lanciatemi la spada.»
Eustachio obbedì. Ofelia, che nella noia aveva studiato la serratura della gabbia, la frantumò in un sol colpo e con un balzo lo raggiunse.
«Siete salva, Madonna! Prendo il cavallo!»
Lei inarcò un sopracciglio e, senza proferir parola, se ne andò a piedi.

Anime gemelle

La donna della sua vita gli passò di fianco un bel sabato pomeriggio, mentre passeggiava lungo un viale alberato. Le foglie dei pioppi risplendevano al sole come giganti adorni di gioielli.
Lei lo sfiorò appena, camminando nella direzione opposta, i lembi delle loro giacche si scambiarono un bacio furtivo.
Lui, però, non si accorse di nulla, piegato com’era sul suo smartphone.
Proseguì la sua vita monotona e morì solo.
Fino all’ultimo continuò a chiedersi perché non avesse mai trovato l’anima gemella.

Le quotidiane avventure di Gaurish

Appena fuori dalla foresta, Gaurish emise un sospiro di sollievo: anche quel giorno era scampato ai lupi.
Il sole stava iniziando a sorgere dietro la Gran Montagna e lui si strinse le bretelle dello zainetto: ancora due ore di viaggio e sarebbe arrivato a scuola.

Ergo sum

Quando Giulio si cancellò da Facebook, i suoi amici smisero di chiamarlo e pian piano si dimenticarono di lui, finché una sera d’agosto, in lacrime davanti allo specchio, non si dissolse del tutto.

In fondo al corridoio

Quando si assicurò che il figlio avesse smesso di respirare, Clara tornò a tavola.
– So che vai a letto con mia sorella, – avrebbe detto al marito, servendogli la carne. E quando lui si sarebbe alterato e l’avrebbe minacciata, la vendetta sarebbe già stata consumata nella culla in fondo al corridoio.

Scende la bara

Il funerale di Charlotte era terminato da un’ora, quando Charlotte riaprì gli occhi.

Sold out

«Aiuto!» urlava Hassan mentre le Guardie Nere accendevano le motoseghe.
«Italia dominatrix!» proclamò uno dei giovanotti, la stella nera tatuata sulla fronte.
Quando cominciarono a macellarlo, Hassan gridò così tanto da lacerarsi le corde vocali.
Dei centodieci spettatori qualcuno strillò, molti s’indignarono, le signore si coprirono gli occhi. Ma non si mosse nessuno.

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