Pulp

Dieci manoscritti

«Di chi è il pacco?» domandò il signor Corvo, proprietario della Corvo Edizioni.
«Achille Nemi,» rispose la segretaria.
«Ancora?» sbuffò Corvo. «Gli ho rifiutato almeno dieci manoscritti! Cosa vuole?»
«C’è un biglietto»
La segretaria lo dispiegò e lesse: «Al sig. Corvo che pubblica libracci di calciatori e soubrette e non il mio. Se io scrivo peggio di loro, QUESTA è l’unica cosa che mi resta da fare.»
Corvo scartò il pacco con nervosismo. Non appena lo aprì, lanciò un urlo e lo gettò giù dalla scrivania.
La mano mozzata cadde sul parquet con un tonfo secco.

Sold out

«Aiuto!» urlava Hassan mentre le Guardie Nere accendevano le motoseghe.
«Italia dominatrix!» proclamò uno dei giovanotti, la stella nera tatuata sulla fronte.
Quando cominciarono a macellarlo, Hassan gridò così tanto da lacerarsi le corde vocali.
Dei centodieci spettatori qualcuno strillò, molti s’indignarono, le signore si coprirono gli occhi. Ma non si mosse nessuno.

Tredici sulla lista

– Quel lavoro dev’essere mio. – Giulio scorse rapidamente la lista dei candidati. Erano in tredici. – Costi quel che costi.

Piegò la lista e imbracciò il fucile di suo nonno.

Cristallo

Ora riuscirò a calzarla quella dannata scarpetta, ghignò Genoveffa, cesoie in mano, mentre l’ultimo dito rotolava a terra, insieme agli altri nove.

La festa

Gliel’avevo promesso, pensava tra sé, mentre ripuliva la katana, gliel’avevo promesso che l’avrebbe pagata.
Si alzò, calpestando vetri e viscere, sparse sul pavimento di marmo bianco.
Forse credeva di essere al sicuro, che dopo vent’anni quel bambino avesse dimenticato tutto.
Afferrò per i capelli la testa decapitata di Andy D’Amore, il grande padrino, l’uomo che tutto poteva; se la avvicinò al viso. «Ma io non ho dimenticato per un cazzo, Andy.» Gli schioccò un bacio sulla guancia fredda, la bocca ancora contratta dal terrore. «Buon compleanno, Andy!»

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