Gliel’avevo promesso, pensava tra sé, mentre ripuliva la katana, gliel’avevo promesso che l’avrebbe pagata.
Si alzò, calpestando vetri e viscere, sparse sul pavimento di marmo bianco.
Forse credeva di essere al sicuro, che dopo vent’anni quel bambino avesse dimenticato tutto.
Afferrò per i capelli la testa decapitata di Andy D’Amore, il grande padrino, l’uomo che tutto poteva; se la avvicinò al viso. «Ma io non ho dimenticato per un cazzo, Andy.» Gli schioccò un bacio sulla guancia fredda, la bocca ancora contratta dal terrore. «Buon compleanno, Andy!»