Horror

Dieci manoscritti

«Di chi è il pacco?» domandò il signor Corvo, proprietario della Corvo Edizioni.
«Achille Nemi,» rispose la segretaria.
«Ancora?» sbuffò Corvo. «Gli ho rifiutato almeno dieci manoscritti! Cosa vuole?»
«C’è un biglietto»
La segretaria lo dispiegò e lesse: «Al sig. Corvo che pubblica libracci di calciatori e soubrette e non il mio. Se io scrivo peggio di loro, QUESTA è l’unica cosa che mi resta da fare.»
Corvo scartò il pacco con nervosismo. Non appena lo aprì, lanciò un urlo e lo gettò giù dalla scrivania.
La mano mozzata cadde sul parquet con un tonfo secco.

Qualcosa si muove tra gli alberi

Il maresciallo Schirra solleva lo sguardo. Qualcosa si è mosso tra gli alberi.
«Io dico che è stato un animale a ridurlo così,» ipotizza Bonna, analizzando il cadavere a pezzi.
«Eh, ma quale?» replica Verri. Le foglie secche del sottobosco scricchiolano come denti rotti. «Mica ci sono i leoni sulla Sila!»
«Maresciallo …?» lo chiama Bonna. «Maresciallo, va tutto bene?»
«C’è qualcosa lassù,» bisbiglia, «voi non lo sentite?»
Un istante dopo il bosco viene travolto da urla.

Sold out

«Aiuto!» urlava Hassan mentre le Guardie Nere accendevano le motoseghe.
«Italia dominatrix!» proclamò uno dei giovanotti, la stella nera tatuata sulla fronte.
Quando cominciarono a macellarlo, Hassan gridò così tanto da lacerarsi le corde vocali.
Dei centodieci spettatori qualcuno strillò, molti s’indignarono, le signore si coprirono gli occhi. Ma non si mosse nessuno.

Il rogo

Con nere volute si alzava il fumo dalle pire.
«La Parola di Dio vince di nuovo sul male!» dichiarò l’inquisitore alla folla.
«Hai sbagliato, prete,» sibilò una voce, tra le fiamme, «hai sbagliato di grosso.»
Di fronte a cento occhi sbarrati, la donna fluttuava nel fumo, i capelli furiosi come aspidi.
Un’ora dopo si spensero gli ultimi tizzoni. Sul villaggio, tra canti di corvi, regnava il silenzio.

Amore eterno

Il vampiro alzò il calice. – Cento di questi giorni, amore mio.
Dall’altra parte del lungo tavolo imbandito, lo scheletro gli sorrise coi denti marci.

La grande fame

«Pronto, Livia, sono Angela.»
«Ciao, ciccia, dimmi tutto.»
«Volevo sapere se hai visto in giro Sandro, non mi risponde da stamattina.»
Nel silenzio del bosco, Livia osserva l’ammasso di carne masticata distesa al suo fianco.
«Sei troppo gelosa, Angela, prima o poi ti lascerà!»
«Sì, ma …»
«Starà dormendo! Stai tranquilla! Guarda, se lo becco in giro gli dico di chiamarti, ok?»
«Mmm, ok, fammi sapere.»
«Promesso. Un baciotto!»
Livia chiude la telefonata. Si pulisce il sangue dalla bocca, che nel frattempo è tornata umana. Ricomincia a scavare.

Notte fonda

 

Spegni la luce, ti getti sotto le coperte. Occhi serrati, non vuoi guardare, perché sai che lui è lì, fermo, nell’angolo della porta, aspetta solo che tu ti addormenti. Nel buio puoi sentire i suoi denti che scricchiolano.

 

 

 

Sei settimane

 

Dopo la morte del figlio, Lucia continuò per sei settimane a sistemargli la stanza. Puntualmente la ritrovava stravolta.

 

Chi offre di più?

 

«Prossimo pezzo, n° 1278, carillon nuovo di zecca. O quasi. È stato acceso solo tre volte dai suoi tre proprietari. Che poi sono tutti morti. Bene. L’offerta parte da cento euro. Chi offre di più?»

 

La cena

Complimenti, miss Aberthon, era tutto squisito.”

Oh, lord Kingsley, siete un vero adulatore.” Soddisfatta prese l’ampolla e gli riempì il bicchiere. “Se gradite, ce n’è dell’altro.”

Kingsley scostò appena le tende. “In effetti abbiamo ancora un po’ per l’alba. Suvvia, m’avete convinto, vada per un altro assaggio!”

Miss Aberthon si alzò da tavola, uscì dalla sala e scese in cantina.

Il bambino incatenato la fissò con occhi spauriti.

B negativo,” ghignò la donna, “ho fatto bene a tenerti per ultimo.”

 

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