Fantasy

Ofelia liberata

«Oh, mio principe,» esclamò Ofelia, chiusa nella gabbia, «siete giunto a salvarmi!»
«Cobra?» urlò Eustachio, guardando sul fondo dell’abisso, su cui pendeva la gabbia.
«Come?»
«M-mi spiace, non ce la faccio a salvarvi, cioè, capite? Cobra!»
Ofelia lo fissò: la delusione la gelò, si mutò in rabbia, infine si solidificò in determinazione.
«Lanciatemi la spada.»
Eustachio obbedì. Ofelia, che nella noia aveva studiato la serratura della gabbia, la frantumò in un sol colpo e con un balzo lo raggiunse.
«Siete salva, Madonna! Prendo il cavallo!»
Lei inarcò un sopracciglio e, senza proferir parola, se ne andò a piedi.

Rosaspina

Il principe arrivò alla torre più alta. Con ardore spalancò la porta.
Un tanfo di fogna lo travolse come una pestilenza, un misto di vecchiume, liquami e sudore. La vecchia Rosaspina giaceva su un lurido letto, circondata da decine di topi, che all’arrivo del principe guizzarono sotto il letto e dentro le sue vesti.
Il ragazzo si portò una mano alla bocca. «Ma svegliati da sola, porca miseria, sto per vomitare.» Tossì e chiuse la porta.
I ratti tornarono sul letto a banchettare.

Il Periplo di Stigius

Il Mare di Ferro è così vasto che una volta entrati si finisce per vagare in eterno.
Una volta esisteva un libro, il Periplo di Stigius, che indicava la giusta rotta per attraversarlo. Purtroppo fu bruciato nel 412 a.S. dai Chierici delle Selve, contrari per dogma alla navigazione.
Ormai i dispersi – e probabili morti – tra quei flutti d’acciaio ammontano a diecimila.

L’ultimo drago

Il cacciatore di draghi osservava la belva appena uccisa: il collo floscio e le ali giacevano immerse per metà nelle acque opache della palude. L’ultimo della sua specie, pensò, la fine di un’era.
Mentre alle sue spalle il villaggio esplodeva in grida di giubilo e le campane facevano festa, la realtà lo raggiunse come un fulmine a mezzanotte: era appena diventato disoccupato.

Aïrendill: il mostro, l’eletto e la spada serafica

Al suono del campanello, Simone scolò velocemente la pasta e andò ad aprire.
«Oh, finalmente ti ho trovato,» sospirò la tizia sulla porta, pelle candida e abiti assurdi, «sei tu, l’eletto di cui parlano le Scritture Yoæmbåra, colui che salverà Aïrendill dall’antico Divoratore, brandirai la spada serafica di Lauhţrødonn e allora …»
«No, non sono credente,» e chiuse la porta.
Fu così che il mondo di Aïrendill fu divorato dal mostro Gokasxapi e i suoi abitanti sterminati.
La pasta di Simone invece era ancora al dente, per fortuna. Poco sale, magari. Ci stava bene anche un po’ più d’olio.

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