Comico

Ofelia liberata

«Oh, mio principe,» esclamò Ofelia, chiusa nella gabbia, «siete giunto a salvarmi!»
«Cobra?» urlò Eustachio, guardando sul fondo dell’abisso, su cui pendeva la gabbia.
«Come?»
«M-mi spiace, non ce la faccio a salvarvi, cioè, capite? Cobra!»
Ofelia lo fissò: la delusione la gelò, si mutò in rabbia, infine si solidificò in determinazione.
«Lanciatemi la spada.»
Eustachio obbedì. Ofelia, che nella noia aveva studiato la serratura della gabbia, la frantumò in un sol colpo e con un balzo lo raggiunse.
«Siete salva, Madonna! Prendo il cavallo!»
Lei inarcò un sopracciglio e, senza proferir parola, se ne andò a piedi.

Rosaspina

Il principe arrivò alla torre più alta. Con ardore spalancò la porta.
Un tanfo di fogna lo travolse come una pestilenza, un misto di vecchiume, liquami e sudore. La vecchia Rosaspina giaceva su un lurido letto, circondata da decine di topi, che all’arrivo del principe guizzarono sotto il letto e dentro le sue vesti.
Il ragazzo si portò una mano alla bocca. «Ma svegliati da sola, porca miseria, sto per vomitare.» Tossì e chiuse la porta.
I ratti tornarono sul letto a banchettare.

Nativity

«Amore, ma sicura di voler viaggiare?»
«In che senso?»
«Beh, nelle tue condizioni …»
«Oh, sono incinta, mica malata!»
«Ma il tempo ti scade tra poco, se poi …?»
«Cielo, la vuoi smettere di fare il maschio dominante? Solo perché sono incinta non posso viaggiare? Vuoi anche mettermi il velo magari?»
«No, amore, no, ci mancherebbe. Solo una cosa: sicura che non sia meglio prenotare l’albergo?»
«Oh, che noia! Quanto sei borghese! E poi chi vuoi che vada a Betlemme in questo periodo?»

Aïrendill: il mostro, l’eletto e la spada serafica

Al suono del campanello, Simone scolò velocemente la pasta e andò ad aprire.
«Oh, finalmente ti ho trovato,» sospirò la tizia sulla porta, pelle candida e abiti assurdi, «sei tu, l’eletto di cui parlano le Scritture Yoæmbåra, colui che salverà Aïrendill dall’antico Divoratore, brandirai la spada serafica di Lauhţrødonn e allora …»
«No, non sono credente,» e chiuse la porta.
Fu così che il mondo di Aïrendill fu divorato dal mostro Gokasxapi e i suoi abitanti sterminati.
La pasta di Simone invece era ancora al dente, per fortuna. Poco sale, magari. Ci stava bene anche un po’ più d’olio.

Invictus e signora

 

Ho proprio avuto una vita fortunata, rifletteva il signor Invictus, ottant’anni suonati, l’azienda mai in crisi, una villa magnifica, una moglie giovane e focosa; e poi ne ho passate tante: quell’incidente in auto, la fuga di gas, l’anaconda in bagno ed eccomi ancora qua, sulle mie gambe.

Assaggiò la minestra. Quella sera sembrava molto più saporita del solito. Che ottima cuoca era la sua mogliettina!

 

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