Archive for April, 2015

Erososto l’eremita

Erososto l’eremita trascorse la vita a cercare una soluzione filosofica all’infelicità.
Nel suo bruno rifugio battuto dal vento, formulò un teorema che conciliava il tetrafarmaco epicureo, il platonismo e il cristianesimo.
Il giorno della sua morte, si ritrovò circondato per la prima volta da decine di monaci e contadini che lo consideravano santo e venerabile. Col cuore in subbuglio pianse.
Le sue ultime volontà furono di bruciare i suoi scritti. «Sono figli della solitudine,» spiegò «non condurranno mai alla felicità.»
Oggi questo filosofo risulta quasi dimenticato. Ma se andate nella selvaggia Cappadocia, qualcuno potrebbe raccontarvi di lui.

What if

La sedicenne Ijaba fu trovata morta nel folto della giungla congolese, non lontana dal suo villaggio. L’avevano prima stuprata, poi uccisa a sassate. Poco più in là, il vento spaginava uno sgualcito depliant su un corso per infermieri.

Monscelestus

Nel 141 a. C. un villaggio di Piceni fu teatro di una carneficina: in preda a una follia collettiva ogni madre uccise i propri figli. Tutti. Una, avendone sette, impiegò un intero pomeriggio ad annegarli nel fiume. I padri osservarono tutto in uno stato di catalessi.
Nessuno riuscì mai a darsi una spiegazione, ma quel luogo assunse il nome di Mons scelestus, monte scellerato.
Passarono i secoli, la storia divenne una spaventosa fiaba del dopocena e tutti dimenticarono.
Oggi a Monceleste abitano circa duecento famiglie.

La neve di Mosca

Natasha morì di polmonite nel 1833. La contessa Novojna l’aveva fatta attendere ore sotto la neve, perché lei era una contadina e nella villa era in corso un ballo: mica poteva spaventare gli ospiti!
Sessant’anni dopo, in un ricco letto la vecchia contessa esalava i suoi ultimi respiri; aveva la tubercolosi.
Una mattina fu trovata impiccata all’architrave della porta della sala da ballo.
Nessuno seppe mai come arrivò fin là, debole com’era.
Alle sei le cameriere avevano notato delle impronte di piedi umidi sul pavimento, fin sotto il cadavere.
All’arrivo degli investigatori erano già scomparse. Sciolte come neve.

Miserere

Mentre Bartolomeo pregava, Dio gli apparve nello specchio.
«Perdonami, perché ti ho offeso!» gridò il ragazzo.
«Ah sì? E come?» domandò Dio.
«Ho avuto pensieri impuri.»
Dio alzò gli occhi al cielo. «Senti, io osservo la crescita delle montagne e la morte delle stelle, ho assistito alla nascita della Luna. Ora immagina quanto me ne freghi dei tuoi minuscoli pensieri.»
«Ma allora perché sei qua?»
«Perché non sopporto più le tue lagne. Guarda, non vuoi offendermi? Smetti di pregare ed esci. Vivi, per favore.»
E svanì.
Nello specchio restò solo Bartolomeo. Si guardò. Non era poi così male.

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