La mano sospesa

«Sono lesbica» esclamò l’attrice sullo schermo.
La mano di Angela si bloccò, congelata a pochi millimetri dalla bocca.
Laura Tolmin, la sua diva. Anche lei.
E se lo era lei, così bella e famosa, così stimata da tutti, allora forse…
«Ai miei fan vorrei dire che se amici e genitori oggi non vi capiscono, vi capiranno in futuro. Io ci sono passata ed eccomi qui: ce la potete fare anche voi»
…forse era possibile vivere.
Si alzò dal letto, andò in bagno e buttò le pillole nello scarico. Non riusciva a credere di sentirsi così meglio.

Fino al sole

Era l’aurora quando, tra i rami del grande albero, la farfalla nera vibrò per la prima volta le sue ali.
Incontrò la sua vasta famiglia e giocò con le sorelle per tutta la mattina.
Mentre giocava, una farfalla saggia gli offrì del nettare e gli narrò la leggenda della nascita del sole e di come aveva dato la vita alla Prima Farfalla.
La farfalla nera decise così di raggiungere il sole, per vedere com’era fatto e se fosse davvero tanto splendido. Cominciò a volare intorno al grande albero, sempre più su, verso il tetto verde della foresta infinita.
Per poco non rischiò di finire nella tela di un ragno, ma una farfalla rossa la avvertì appena in tempo. Era bellissima, con sfumature vive di sangue e fuoco.
Si amarono tra le rughe della corteccia del grande albero; poi lei volò via, con un ultimo bacio, a deporre le uova.
La farfalla nera riprese il suo viaggio. Presto i rami e le foglie si diradarono e apparve la vetta. La farfalla nera contemplò in silenzio l’Oceano verde della foresta e l’Oceano blu del cielo, che si abbracciavano senza fine tutto intorno a lei.
Lassù, il sole. Era ancora più splendido di quanto le leggende narravano.
La farfalla nera restò a osservarlo fino al tramonto, quando anche le sue forze iniziarono a svanire.
Si posò sulla foglia più alta del grande albero.
Sospirò. Chiuse gli occhi.
Pensò che la sua era stata una vita meravigliosa.

Dieci manoscritti

«Di chi è il pacco?» domandò il signor Corvo, proprietario della Corvo Edizioni.
«Achille Nemi,» rispose la segretaria.
«Ancora?» sbuffò Corvo. «Gli ho rifiutato almeno dieci manoscritti! Cosa vuole?»
«C’è un biglietto»
La segretaria lo dispiegò e lesse: «Al sig. Corvo che pubblica libracci di calciatori e soubrette e non il mio. Se io scrivo peggio di loro, QUESTA è l’unica cosa che mi resta da fare.»
Corvo scartò il pacco con nervosismo. Non appena lo aprì, lanciò un urlo e lo gettò giù dalla scrivania.
La mano mozzata cadde sul parquet con un tonfo secco.

In nome di Dio

A incastrare il vescovo non furono i soldi rubati dal fondo per i poveri né la lussuosa villa romana costruita con essi o le tangenti offerte al sindaco per coprire l’intero malaffare.
Furono i graffi. Decine di graffi sulle pareti di una stanza segreta. Graffi di mani piccole e spaventate che cercavano scampo.

Ofelia liberata

«Oh, mio principe,» esclamò Ofelia, chiusa nella gabbia, «siete giunto a salvarmi!»
«Cobra?» urlò Eustachio, guardando sul fondo dell’abisso, su cui pendeva la gabbia.
«Come?»
«M-mi spiace, non ce la faccio a salvarvi, cioè, capite? Cobra!»
Ofelia lo fissò: la delusione la gelò, si mutò in rabbia, infine si solidificò in determinazione.
«Lanciatemi la spada.»
Eustachio obbedì. Ofelia, che nella noia aveva studiato la serratura della gabbia, la frantumò in un sol colpo e con un balzo lo raggiunse.
«Siete salva, Madonna! Prendo il cavallo!»
Lei inarcò un sopracciglio e, senza proferir parola, se ne andò a piedi.

Anime gemelle

La donna della sua vita gli passò di fianco un bel sabato pomeriggio, mentre passeggiava lungo un viale alberato. Le foglie dei pioppi risplendevano al sole come giganti adorni di gioielli.
Lei lo sfiorò appena, camminando nella direzione opposta, i lembi delle loro giacche si scambiarono un bacio furtivo.
Lui, però, non si accorse di nulla, piegato com’era sul suo smartphone.
Proseguì la sua vita monotona e morì solo.
Fino all’ultimo continuò a chiedersi perché non avesse mai trovato l’anima gemella.

Le quotidiane avventure di Gaurish

Appena fuori dalla foresta, Gaurish emise un sospiro di sollievo: anche quel giorno era scampato ai lupi.
Il sole stava iniziando a sorgere dietro la Gran Montagna e lui si strinse le bretelle dello zainetto: ancora due ore di viaggio e sarebbe arrivato a scuola.

Ergo sum

Quando Giulio si cancellò da Facebook, i suoi amici smisero di chiamarlo e pian piano si dimenticarono di lui, finché una sera d’agosto, in lacrime davanti allo specchio, non si dissolse del tutto.

In fondo al corridoio

Quando si assicurò che il figlio aveva smesso di respirare, Clara tornò a tavola.
– So che vai a letto con mia sorella, – avrebbe detto al marito, servendogli la carne. E quando lui si sarebbe alterato e l’avrebbe minacciata, la vendetta sarebbe già stata consumata nella culla in fondo al corridoio.

Il Gioco del Mondo

Il Gioco del Mondo fu inventato da un filosofo del Catai: il giocatore disponeva di milioni di forme geometriche e doveva farle combaciare tutte. Esisteva un’unica soluzione, ma nessuno riusciva a trovarla.
Il Gran Khan promise il suo regno a chi avesse risolto il rompicapo. Tutto vano.
In punto di morte, però, ebbe un’illuminazione: «E se non ci fosse soluzione? Se il Gioco del Mondo fosse solo un vortice di incompatibilità e disperazione – forme che si cercano e si lasciano, senza mai ritrovarsi? Qualcuno ci ha mai pensato? Sarebbe il gioco perfetto.»
Morì e il quesito restò insoluto.

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